Kasey-and-straws

Siamo orgogliosi di condividere l’articolo pubblicato dalla rivista Ocean 4 future, scritto da una nostra operatrice e volontaria della delegazione di Siracusa, la biologa Maria De Filippo, ringraziandola pubblicamente per il contributo informativo e lo studio condotto sulle conseguenze e l’incidenza delle cannucce da bibita rinvenute in mare. La conferma ancora una volta, dell’importanza del contributo che ciascuno di noi può dare alla tutela del mare, anche con soli piccoli gesti. Rifiutiamo al bar cannucce e stoviglie di plastica. In assenza di divieti legislativi che blocchino queste cattive abitudini, il cittadino diviene il protagonista di un cambiamento responsabile e civile. Basta poco!

Link originale: http://www.ocean4future.org/archives/16731

Il film “Straws” (http://www.strawsfilm.com/) è un interessante documentario di Linda Booker in cui, con l’aiuto della voce narrante di Tim Robbins, si ripercorre la storia delle “cannucce”: inventate nel 3500 a.c. dai Sumeri in Mesopotamia ed utilizzate per bere birra;  divenute emblema dei fast food negli anni ’50, oggi sono accusate di essere tra le maggiori cause di inquinamento dei nostri mari insieme agli altri oggetti di plastica monouso, capaci di trasformare rapidamente gli oceani nella più grande discarica del mondo. Da questa tematica trae ispirazione il movimento globale The Last Plastic Straw (L’ultima cannuccia di plastica) che ha l’obiettivo di invitare a non utilizzare più cannucce di plastica nei drink ed incoraggiare bar e ristoranti di tutto il mondo a sottoscrivere un accordo formale, con cui impegnarsi ad adoperare cannucce realizzate con materiale biodegradabile o riutilizzabile.

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estrazione di una cannuccia di plastica dalla narice di una tartaruga marina

L’iniziativa mira alla riduzione della domanda di plastica monouso da parte degli utenti, al fine di produrre una minore quantità di rifiuti.  Le cannucce rientrano infatti tra quegli oggetti monouso, al cui lungo e dispendioso ciclo di produzione, imballaggio e trasporto, segue un brevissimo utilizzo prima di finire in discarica e ancora più spesso in mare, determinando un forte impatto ecologico.

Un esempio di estremo spreco generato da una minima convenienza.

Le cannucce, all’apparenza innocue e colorate, rappresentano infatti il 27,5% dei rifiuti di plastica raccolti sulle coste americane, al quinto posto dopo tappi di bottiglie, imballaggi e cicche di sigaretta. Lo rivela la società The Ocean Conservancy,  che attraverso uno studio quinquennale (2001-2006), il National Marine Debris Monitoring Program, ha censito tipologia, percentuali e provenienza dei detriti rinvenuti sulle spiagge, al fine di valutarne l’impatto sulle zone costiere. Analoghi risultati sono stati ottenuti durante ricerche realizzate nei mari europei.

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Se consideriamo che solo negli Stati Uniti si usano e gettano ogni giorno 500 milioni di cannucce (attaccate l’una all’altra potrebbero avvolgere due volte e mezzo la Terra), consuetudine ormai diffusa anche in Europa e Asia, abbiamo un’idea chiara della portata  del problema. Nel 2015 divenne virale il video che mostra la drammatica rimozione, da parte di un gruppo di ricercatori del Costarica, di una cannuccia di 12 centimetri interamente conficcata nel naso di una tartaruga marina.

L’agonia di quella tartaruga ottenne dodici milioni di visualizzazioni ed ispirò numerosi movimenti anti-plastica a livello globale: a San Francisco, a Bali, in Indonesia, in Australia e negli Stati Uniti, dove un bimbo di nove anni, di nome Milo Cress, ha avviato la Be Straw Free Campaign (la campagna “Sii libero dalle cannucce di plastica”) convincendo il governatore del Colorado ad istituire la Giornata Nazionale Senza Cannucce.

Sempre negli Usa, il parco a tema Animal Kingdom di Disney ha messo al bando le cannucce usa e getta e la Xanterra Parks & Resorts, che gestisce i grandi parchi americani tra cui il Grand Canyon, ha lanciato il programma Choose to be Straw Free (scegli di essere libero dalle cannucce). Un altro esempio di sensibilizzazione al problema lo troviamo in Colombia con la recente campagna Mejor sin pitillo (Meglio senza cannuccia), promossa dal movimento indipendente La Ciudad Verde, impegnato nell’ideazione di politiche pubbliche fondate sulla sostenibilità.

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Se da un lato il diffondersi di questi movimenti globali plastic-free ci fa ben sperare sulla volontà di salvare gli oceani, dall’altro lato la produzione di plastica sembra irrefrenabile. Per questo è responsabilità di ognuno di noi impegnarsi in un cambiamento vero, abbracciando uno stile di vita sostenibile, utilizzando prodotti eco compatibili o aderendo a programmi di sensibilizzazione, finalizzati a ridurre o eliminare cannucce e altri oggetti monouso di plastica, ad esempio invogliando proprietari di attività a non presentare ai clienti le bibite già munite di cannucce, ma aspettare che siano eventualmente loro a richiederle.

L’obiettivo comune deve essere ridurre il consumo di plastica monouso in larga scala, come cita il film Straws  eliminando “Una cannuccia alla volta”.

MDFMaria De Filippo ha una laurea specialistica in Scienze delle risorse faunistiche-ambientali e master in Biologia marina con specializzazione nello studio dell’avifauna marina, per la cui conservazione ha partecipato a diversi progetti di ricerca nelle isole del Mediterraneo. Una grande passione per la vela la porta a partecipare a competizioni sportive di vario livello in equipaggio su Benetau 25, Melges 24, First 50, Imx 38. Vive in Sicilia dove organizza vacanze in barca a vela, snorkeling guidato e seawatching a bordo della sua imbarcazione Magie.

mPer contattare Maria De Filippo e condividere l’emozione della navigazione a vela alla scoperta della natura: email: mariadefilippo@ymail – magiesailing@gmail.com
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